Lunedì 9 Novembre 2020

La rivincita dei Bad Guys

Nello scenario attuale, alcuni manager stanno adottando uno stile di comunicazione differente, forse più ruvido. Perché lo fanno? E sarà proprio un male?

Per molto tempo nelle Risorse Umane si è promossa un’immagine di leader come colui che ha tutte le competenze necessarie, che è empatico e accogliente, che risolve i problemi.

Questo prototipo ideale, sia nella fase del lockdown, sia nella fase successiva, è stato messo in discussione e ci ha permesso di apprezzare persone distoniche rispetto alle caratteristiche già citate e modalità alternative alla figura dei leader a cui eravamo abituati.

Si tratta dei Bad Guys, quei manager che hanno adottato uno stile di comunicazione differente più ruvido, ma ugualmente efficace.

Il contesto di azione dei Bad Guys

Lo scenario che stiamo vivendo impone smart working, home working, telelavoro, videoconferenze, meeting virtuali, piattaforme di lavoro collaborativo. In questo ambito il manager  non ha più lo spazio per mediare, ma si trova a comunicare in modo diretto, forse più rude, con meno fronzoli. Ecco un ambito in cui scatta la definizione di “cattivo” e la categorizzazione tra i Bad Guys.

Ma cosa è successo? Non si tratta dello stesso manager che avevamo conosciuto prima della pandemia? Tutt’altro, è sempre lui. Magari però attraverso il filtro della tecnologia e della distanza fisica ha deciso di esprimersi in maniera schietta, semplice, realistica.

Ma è proprio un male? Può considerarsi un capo cattivo?

Si tratta semplicemente di una modalità diversa. Se il capo in una riunione decide di andare subito al sodo e dire le cose come stanno non significa che abbia perso le sue caratteristiche di empatia e accoglienza, ma soltanto che il meeting virtuale non è il luogo adatto per queste caratteristiche, non c’è il tempo e neppure il contesto è quello corretto.

Pandemia, lockdown e scenari successivi pongono tutti in una situazione difficile, drammatica e i leader non sono più disposti a sentirsi vittima dei problemi degli altri.

Lavorare e raggiungere dei risultati non gli consentono quella relatività emotiva e rischiano di apparire meno compiacenti, meno comprensivi, anche se forse in realtà adesso sono equidistanti e quindi persone che dal punto di vista emotivo sono solo un po’ più equilibrate.

Bad Guys per Bad Time

Essere equidistanti dal punto vista emotivo non significa non saper condurre il team. È così che il Bad Guy adesso privilegia la qualità esecutiva, il contesto gli permette di essere più lucido e razionale, di prendere decisioni non più influenzabili da situazioni diverse rispetto all’attività da svolgere. 

Si tratta di figure che adesso, nel lavoro da remoto, si prendono il loro tempo e rispondono quando sono certe e sicure; magari hanno bisogno di tempo e non possono dare subito la soluzione ma, al contrario, di ascoltare e analizzare i fatti a distanza. Questo magari chiede una lettura più approfondita delle e-mail, che prima magari non venivano lette perché “tanto ci si vedeva dopo” e se ne parlava a voce.

Il periodo che stiamo vivendo ha eliminato la fisicità ma anche l’uso delle “riunioni inutili”, come veniva chiamato in molto contesti, create perché il capo aveva bisogno solo di feed back / consenso da parte del team, quindi un feedback non reale ma era solo un gesto di compiacenza.

Oggi, in questi tempi difficili, il leader analizza di più e si prende il proprio tempo, anche a rischio di apparire “cattivo” e risponde quando c’è una vera conoscenza e una vera soluzione ed è sicuro della direzione da prendere.

Allo stesso tempo, questo nuova versione di leader, in una riunione online, comunica a tutti che c’è un problema e per questo viene percepito come portatore di cattive notizie invece è diventato una persona che non si trincera dietro vaghe informazioni o che nasconde parti rilevanti di verità al team; è diventato una persona rapida e schietta.

Bad Guys per evolvere.

Questi manager “cattivi ragazzi” stanno utilizzando il contesto pandemico attuale e i nuovi equilibri in fase di creazione per evolvere. 

Quando c’è un breakpoint le persone hanno la possibilità di tirar fuori anche cose diverse rispetto al tran tran della quotidianità di prima e molto spesso la possibilità di essere migliori.

Pierpaolo Valerio

Irene Morrione
Irene Morrione
Irene Morrione, Founder di Into the change, appassionata divulgatrice di un pensiero controcorrente sui temi di sviluppo professionale e organizzativo. Autrice di numerosi articoli scientifici e del libro “La leadership sinergica” edito da FrancoAngeli nel 2022. Dal 2025 è Linkedin Top Voice

Rimaniamo in
contatto

Ogni mese ti mandiamo “ONDA” la newsletter per i naviganti della complessità, dell’imprevisto e della trasformazione.




    Continua la lettura

    8 mesi fa

    Ogni feedback è una dichiarazione d’amore (o di potere)

    Nel suo celebre articolo su Harvard Business Review, Marcus Buckingham ha affermato che “il feedback spesso danneggia le performance anziché migliorarle”. Perché? Perché molte volte non parliamo del comportamento dell’altro,...
    Leggi l'articolo
    1 anno fa

    Dallo smart working alla smart culture.

    Il 2025 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui il lavoro ha fatto un balzo evolutivo: flessibilità oraria, settimana corta, organizzazioni che si ripensano come ecosistemi agili. Ma attenzione: non basta...
    Leggi l'articolo
    1 anno fa

    Le ore molli del lavoro: Dalí e il tempo che si scioglie tra vita e azienda

    C’è un’immagine che, più di ogni altra, ha saputo catturare l’angoscia e la bellezza del tempo contemporaneo: un paesaggio onirico, statico e insieme inquieto, in cui orologi flosci si piegano...
    Leggi l'articolo
    1 anno fa

    HR 2025: da gestori di risorse a custodi del senso

    Il nuovo report Gallup è chiaro: solo il 23% delle persone nel mondo si sente davvero coinvolto nel proprio lavoro. Eppure, ogni CEO dice di volere engagement, motivazione, senso. Ogni...
    Leggi l'articolo
    1 anno fa

    Abitare lo spazio del non sapere: come la felicità (e il buon coaching) passa attraverso il lasciare andare

    Ce lo insegna in maniera molto semplice Baricco in questo pezzo di video da Fazio, ma in realtà non ci suona nuovo se pensiamo a tutte le filosofie orientali, alle...
    Leggi l'articolo
    1 anno fa

    Il David e la capacità di liberare la forma nel marmo

    #illavorovistodaaltrove Michelangelo disse: “Ho visto un angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo.” La sua missione era rimuovere tutto ciò che non era essenziale. Questo approccio ci invita a...
    Leggi l'articolo
    1 anno fa

    Smettere di etichettare, iniziare a immaginare: un invito agli HR e a tutti i Manager

    Ogni sei o dodici mesi, il rituale si ripete: arriva il tempo delle valutazioni. Le persone vengono passate al setaccio di scale numeriche, etichette colorate, griglie comportamentali. “Meets expectations”. “Exceeds...
    Leggi l'articolo