Se pensiamo al ruolo degli HR oggi, spesso li immaginiamo come custodi delle policy, cercatori e gestori dei talenti (che orrore!), amministratori di contratti e welfare aziendale. Ma nel mondo del lavoro in continua trasformazione, gli HR non sono più guardiani della stabilità ma stanno assumendo un ruolo molto più strategico e fluido: coreografare il movimento senza controllarlo rigidamente
Per la serie “il lavoro visto da altrove” mi ha ispirato il balletto Le Sacre du Printemps coregrafato di Vaslav Nijinsky, su musica di Igor Stravinsky
Quando il balletto andò in scena per la prima volta nel 1913, il pubblico rimase sconvolto: le danze erano spezzate, le posture rigide e angolari, il ritmo irregolare. Non era il balletto classico che tutti si aspettavano, ma una nuova forma di espressione che raccontava il cambiamento radicale, la rottura con il passato e l’accettazione dell’ignoto.
Oggi, il lavoro è esattamente questo: un rito collettivo in cui gli HR devono orchestrare nuove dinamiche, rompere vecchi schemi e permettere a ogni individuo di trovare il proprio posto nella danza del cambiamento.
Nijinsky: il ribelle che ha riscritto le regole della danza
Vaslav Nijinsky non era solo un ballerino eccezionale, ma un innovatore visionario. Con Le Sacre du Printemps, ha sfidato ogni convenzione della danza classica: niente movimenti armoniosi, niente eleganza eterea, niente passi leggeri. I corpi dei ballerini si piegavano, si sbilanciavano, battevano i piedi con forza sulla scena, come a evocare un rito primordiale.
Fu uno shock per il pubblico: la sera della prima a Parigi, il caos scoppiò in sala tra fischi e applausi, tanto che Nijinsky dovette salire su una sedia dietro le quinte e urlare i passi ai ballerini per far proseguire lo spettacolo.
Ma dietro quell’apparente anarchia c’era un pensiero forte:
“Quando danzi, devi cercare di vivere. Per me, è questa la vera espressione della danza.” – Vaslav Nijinsky
La sua visione ribalta l’idea di una danza perfetta e immobile: il movimento è vita, trasformazione, rottura e rinascita.
Gli HR come coreografi del nuovo mondo del lavoro
Non si tratta di imporre procedura ma di creare spazi di espressione: Nijinsky non ha coreografato Le Sacre du Printemps per rendere i ballerini dei semplici esecutori. Ha dato loro un nuovo linguaggio, un nuovo modo di muoversi e interagire. Così, gli HR oggi non devono solo gestire processi, ma creare ecosistemi in cui le persone possano sperimentare, adattarsi e innovare.
L’armonia nasce dalla diversità dei movimenti. Nel balletto di Stravinsky, i ballerini non si muovono all’unisono come in uno spettacolo classico: ogni corpo si esprime in modo unico, creando una tensione dinamica. Il parallelismo con il mondo delle organizzazioni è evidente: il lavoro non può più essere un rigido “tutti uguali”, ma una coreografia che valorizza differenze di competenze, generazioni, background.
oggi gli HR Non sono più più guardiani della stabilità, ma facilitatori di nuovi modi di collaborare, apprendere e crescere. Il lavoro non è più una partitura da eseguire fedelmente, ma una coreografia da interpretare e modellare nel tempo.
Perché il futuro del lavoro non è fatto di passi predefiniti, ma di movimento consapevole.
E voi? In che modo vedete gli HR nel ruolo di coreografi del cambiamento?


