I middle manager lavorano come i mediani di una squadra di calcio e sono altrettanto importanti e spesso altrettanto sottovalutati. Nel flusso continuo di cambiamento, trasformazioni digitali, riorganizzazioni e nuove strategie, sono loro a:
- tradurre la visione del top management in comportamenti concreti;
- tenere il contatto con la base operativa, intercettandone segnali, malesseri, bisogni;
- creare ponti tra sede e territori, tra policy e realtà;
- sponsorizzare il cambiamento dando senso e direzione, anche quando le risorse scarseggiano e le tensioni crescono.
Eppure, il middle manager viene spesso percepito come una figura di passaggio, un anello intermedio poco sexy, un “esecutore operativo”.
Nulla di più sbagliato.
Power to the Middle: il libro che restituisce dignità al ruolo
Nel recente Power to the Middle (McKinsey, 2023), Schaninger, Hancock e Field propongono un cambio di paradigma: anziché tagliare i middle manager, le aziende che vogliono evolvere dovrebbero potenziarli.
“I migliori middle manager sono amplificatori strategici: traducono, motivano, trasformano.Se li si ascolta davvero, possono salvare l’azienda da sé stessa.”
Il libro analizza casi aziendali in cui il rafforzamento del middle management ha generato impatti positivi in termini di engagement, retention e performance.
Allenare il pensiero strategico e la relazione
Proprio come un buon mediano, anche il middle manager ha bisogno di:
- visione periferica: vedere oltre il suo ruolo, leggere il contesto;
- capacità di gioco corale: lavorare per il team, non per sé;
- intelligenza situazionale: sapere quando accelerare e quando frenare;
- cura della relazione: creare alleanze trasversali.
Non basta dargli KPI da raggiungere. Serve fiducia, formazione e spazio.
Rivalutiamo il “mediano”
Smettiamo di celebrare solo i bomber e i fantasisti. È tempo di valorizzare i middle manager come cuore pulsante delle organizzazioni. Perché sono loro, con passo silenzioso ma costante, a portare avanti il gioco.


