#illavorovistodaaltrove
Leadership oggi spesso vuol dire saper tenere insieme ciò che apparentemente si contraddice. Mentre il top management parla di agilità e autonomia, qualcuno lavora ancora con il budget approvato nel 2022, mentre si celebra il pensiero divergente, si chiede il weekly report in Arial corpo 11, allineato a destra e senza fronzoli, mentre si invita alla fiducia, si introducono tre nuovi livelli di approvazione.
Per il “lavoro visto da altrove” oggi mi ha ispirato “Relativity”, l’opera in cui tre diverse gravità convivono nello stesso spazio: uno scende le scale, un altro le sale, il terzo cammina orizzontalmente… e tutti sembrano avere perfettamente senso nel proprio microcosmo. Esattamente come in azienda : benvenuti nel regno dei paradossi.
Alcuni evidenti paradossi da abitare
I manager sono oggi sottoposti a continue richieste spesso in contrapposizione tra loro . Eccone alcune
- Fiducia e controllo
- Programmazione e flessibilità
- Regole e creatività
- Qualità e velocità
- Stabilità e cambiamento
Non si tratta di scegliere tra due opposti ma di saperli abitare entrambi e spesso contemporaneamente
Scale che salgono e scendono contemporaneamente, persone che camminano su superfici impossibili, mondi che si ribaltano su se stessi . Senza saperlo, Escher ha raccontato meglio di chiunque altro la vita quotidiana di chi gestisce persone e organizzazioni.
Abbracciare la complessità
E’ esattamente lì, in quella contraddizione, che si gioca il vero potere creativo. Nel darsi cornici abbastanza larghe da non soffocare, ma abbastanza stabili da non far esplodere tutto. Come in “Relatività”, dove ogni personaggio agisce secondo la propria gravità, i manager devono riconoscere che diverse prospettive possono coesistere e che la realtà non è sempre lineare. Abbracciare questa complessità, piuttosto che cercare di semplificarla, permette di guidare con empatia e visione.
In un mondo in continua evoluzione, la leadership non consiste nel trovare risposte semplici, ma nel saper porre le domande giuste e nel navigare con consapevolezza tra le molteplici dimensioni della realtà organizzativa.
Come in un quadro di Escher: c’è geometria, ma anche mistero. C’è struttura, ma anche vertigine.
Abitare i paradossi non è un segno di confusione è una forma di maturità organizzativa. Serve allenamento, autoironia e soprattutto l’arte di convivere con l’ambiguità senza sentirsi persi, Perché se ti senti a tuo agio solo quando tutto è chiaro, prevedibile e logico… beh, probabilmente il lavoro manageriale non fa per te. O non ancora.
Chi guida le persone oggi deve essere un po’ trapezista, un po’ filosofo e un po’ artista concettuale. Come Escher. Ma con una cartella condivisa su Team
E voi, quali sono i paradossi che abitate ogni giorno al lavoro?


